Astrazione
immateriale

Nel 1973  la mia ricerca estetica, attraverso la scultura, si stava orientando, definitivamente, verso la riscoperta dello spirito e l’essenza delle cose, svanite nel dilagante e inarrestabile materialismo sociale dei nostri tempi.  La mia vocazione espressiva è sempre stata guidata dal superamento della mera imitazione della realtà, è da questa premessa che prende forma l‘Astrattismo Immateriale come negazione della materia, che finirà per incentrarsi come modello di un particolare parallelismo che si basa sulla percezione dell’opera come idea. 
 
Quando noi pensiamo di sentire qualcosa in realtà percepiamo un’idea che finirà per influenzare le facoltà cognitive. Quindi tutte le nostre informazioni, acquisite sui corpi, diventeranno una serie di sensazioni. Esse provengono dall’immediata azione che l’esperienza esercita sul nostro spirito. Nel 1986, questa mia ricerca, finisce per  individuare nelle sensazioni la mia dialettica, che riporto in segni e corpi che finiranno per tramutarsi in rette, curve semplici e complesse che si diramano nello spazio. Nascono, cosi, le mie sculture: Corpi Vuoti Luminosi. Utilizzando questa nuova tecnica scultorea, da me inventata, piegando e attorcigliando tondini di metallo disegno nello spazio eleganti e inedite forme astratte. In esse cerco di rappresentare il corpo umano costituito da materia e spirito.
 
Le mie opere, sviluppandosi verticalmente verso l’alto, suggeriscono, quasi sempre, un messaggio di spiritualità. Il vuoto nelle mie opere non rappresenta il nulla ma esprime una forte correlazione con il pieno, espressione delle risonanze emozionali costituite da tre elementi: I’individualità, la storicità e l’universalità. L’evoluzione di queste forme dal distacco della realtà, ha implicato un processo profondo e difficile: educare I’anima oltre lo sguardo ad una nuova concezione estetica del vuoto. Ho abolito la natura, i principi compositivi tradizionali ad essa riconducibili, le leggi prospettiche e l’ordine con cui si collocano le forme. Per cui il mio segno grafico diviene un simbolo dell’impulso profondo inseparabile dal gesto. Ho posto la teoria Immateriale quale indice di una poetica del vuoto, che ho tradotto in forme plastiche. E dalla ricerca cosi intesa che traggo conforto per realizzare oggi opere che abbiano validità anche nel futuro. Definisco il mio lavoro Astrazione Immateriale, perché riporta in arte le mie sensazioni. FRANCO PALETTA – Astrazione immateriale e l’Estetica del Vuoto
 
 
Didascalia foto in alto grande, New York,  ART UpCLOSE Gallery, Astrazione Immateriale, Sculture in Plexiglass,  Durante la Personale del Maestro Franco Paletta, 11/29 luglio 2018 
Cosenza-Castello-Normanno-Svevo-Mostra-Personale -Maestro-Franco-Paletta

L'Estetica del Vuoto

Utilizzo il vuoto nelle mie opere sin dal 1973. l’Estetica del Vuoto è una filosofia presente in Occidente e in Oriente. Per l’Occidente significa creazione non il nulla, in Oriente è una disciplina praticata quotidianamente. Vorrei porre l’attenzione sul rigore disciplinare dei Samurai, antichi guerrieri giapponesi, che prima di andare a combattere creavano il vuoto nelle loro menti, per aumentare l’attenzione e la concentrazione durante gli scontri. Anch’io, utilizzo lo stesso metodo. Con l’intendo di diffondere questa disciplina affinché possa influenzare positivamente questa società ad accostarsi sempre di più all’arte e conoscere i miei lavori, avversi, al consumismo e alla superficialità. Il vuoto primeggia nei titoli e nelle forme delle mie opere. In esse è raffigurato il corpo umano costituito da materia e spirito, rivolte, sempre verso l’alto, a sottolineare: la forte connotazione spirituale. 
Nella pittura metaforizzo i corpi come espressione della società dei consumi usando diversi titoli: Corpi sottovuoto, Corpi vuoti e Oggetti contemporanei, Corpi vuoti luminosi. Forse è venuto il momento di cambiare questa società che riduce tutto all’effimero, che saccheggia e depreda il pianeta, che ha perso i valori morali, civili e culturali. FRANCO PALETTA
 
Cosenza, Castello Normanno – Svevo, 3/13 Novembre 2016: Personale del Maestro Franco Paletta,  Astrazione immateriale, Sculture: Corpi Vuoti Luminosi 1986 e Pitture: Corpi Sottovuoto  2007/2016
 
Scultura-Acciaio-Corpo-Vuoto-Nero -1

Corpo Vuoto, Acciaio verniciato, 1990, Opera n° 52

Corpo vuoto, Acciaio verniciato, 1990, Opera n° 51

Corpo vuoto, Acciaio verniciato, 1990, Opera n° 50

Corpo vuoto, Acciaio verniciato, 1990, Opera n° 50

Metamorfosi

La perversità polimorfica delicatamente confusa di Paletta è solo un’altra qualità dell’evidente gioia del lavoro dell’artista nel sedurre il nostro senso di ciò che è reale e ciò che non è attraverso il gioco spaziale abilmente evocato dall’artista. Le sue sculture affermano lo status di un’opera d’arte come un tentativo di esprimere qualcosa di unico, qualcosa che è completo e assoluto. L’oscillazione tra i due poli produce lavoro, che è un’ode alle metamorfosi e alla trasformazione. JOHN AUSTIN

 

"Corpo luminoso", 2018, Plexiglass, Opera n° 371

“Corpo Luminoso”, 2018, Plexiglass, Opera n° 371

"Corpo luminoso", 2018, Plexiglass, Opera n° 370

“Corpo Luminoso”, 2018, Plexiglass, Opera n° 370

Didascalia, foto in basso, il maestro Franco Paletta (a destra) con il gallerista Antonio La Gioia. Perugia, Sala della Cannoniera – Rocca Paolina, fortezza papale del XVI sec  in occasione della mostra “Non c’è bellezza senza mistero” 29 febbraio 2020

Dimensioni Spaziali

Da tempo si avverte una certa stanchezza nei confronti della scrittura analitica, metodologica, rapportata all’estetica e ai contenuti di opere di artisti contemporanei. Ma giunge ora in soccorso la ricerca ragionata, di suadente caratura poetica, di Franco Paletta, talentuoso sperimentatore sia in area plastica che pittorica. Il corpus delle ricerche tridimensionali è inedito sia sul piano del messaggio estetico, che della profondità del contenuto. Si tratta di un mirabile ciclo di lavori in acciaio colorato dai riflessi vibranti, talentuose evocazioni del corpo umano in chiave astratta; allusioni riconducibili al linguaggio delle linee-forza di matrice Futurista, per altro chiaramente confermate dalle titolazioni. Garbato artista di area Concettuale, Franco Paletta invita l’osservatore a superare la soglia dell’apparenza, a travalicare la forma astratta che appare a un primo sguardo, per approdare alla pura leggerezza del territorio del silenzio, dove l’Invisibile diviene Visibile.È un’occasione spirituale, dove l’autore rivela la luce silenziosa di una Presenza e di un Vuoto luminescente, che incornicia un Infinito fuori dal tempo e dalla storia. Se Franco Paletta è filosofo del Vuoto come presenza percepibile dell’Invisibile, quando affronta la materia pittorica diventa poeta. Anche in questo caso avverte la necessità di espandersi oltre il supporto, ma non gli è consentito. Allora concepisce un nuovo equilibrio creativo tra estetica e progettualità rivelando uno spazio ferito, che – facciamo ben attenzione – nulla ha da spartire con le lacerazioni di Lucio Fontana. Nelle sue pagine monocromatiche atonali la stesura del colore trasmette sonorità. È dunque esecutore di melodie estetiche, concertate tramite l’ineludibile concretezza della materia. Franco Paletta ha scritto un testo dedicato alla sua ricerca pittorica, definendola Astrazione Immateriale. Si tratta di un’analisi di carattere filosofico, e nel contempo l’esternazione di un’interiorità che aspira alla purezza. Ed è del tutto condivisibile in quanto annuncia come un filosofo possa addivenire alla poesia tramite la voce del colore. PAOLO LEVI, 29 febbraio 2020

Scultura Plexiglass Traslucida Franco Paletta

Tra materia e spirito

Se la materia si può misurare, pesare e considerarne scientificamente la struttura, il vuoto di Paletta ci lascia nell’incanto per l’assenza di proporzioni assolute: le opere che vediamo sono, a mio parere, bozzetti di altre opere che che abitano nella nostra immaginazione, in una capacità di espansione che corrisponde al nostro desiderio.
VINCENZO BONAVENTURA
 
Didascalia, Corpo Luminoso, 2018, Plexiglass, Opera n° 372

Rende (CS), Museo del Presente
Franco Paletta, l'Artista del Vuoto

Indiscutibilmente l’opera di Franco Paletta, nel panorama dell’arte contemporanea, si afferma per la sua particolare e inusuale ricerca del vuoto, punto fermo di tutta la sua produzione artistica. Dopo aver fatto numerose mostre in Italia e all’estero dal 12 al 28 luglio sono godibili a Rende presso il Museo del presente i noti Corpi vuoti. Le opere esposte sono 60 e testimoniano quarant’anni di carriera del maestro meridionale. Sfilano nelle sale sia le sculture che le pitture, tutte realizzate a partire dal 1969 a oggi. Paletta è un artista del vuoto perché riesce a ottenere in un gioco di forme astratte quell’effetto di vuoto che cattura l’osservatore e lo avvia a una contemplazione spirituale e onirica. Le forme astratte strappate dal quel suo mondo immaginario e riprodotte con l’ausilio di diversi materiali ci fanno pensare anche ai grandi maestri del Novecento come Ives Klein. Il titolo della mostra, Astrazione immateriale, è la tematica ideata da lui per meglio esprimersi in scultura e pittura. Il suo linguaggio estetico è rinnovato, sempre attuale. Le sculture, che egli definisce Corpi Vuoti Luminosi, colpiscono per l’effetto di luce che emanano, quindi a intrigare non è solo la ricerca del vuoto, la smaterializzazione della forma, ma anche la materia: acciaio, plexiglass, ferro e ottone che piega e attorciglia per creare nodi e intrecci geometrici. La tecnica sottovuoto che egli usa in pittura è un modo per conservare eliminando il vuoto. Un tutto pieno per affermare se stesso e come messia ci porta a conoscere e confrontare il mondo della filosofia occidentale e orientale. [BRUNETTI CARMELITA, direttore responsabile di Magazine Arte Contemporanea News, L’artista del vuoto. Astrazione immateriale. L’Arte di Franco Paletta al Museo del Presente in Insideart, Magazine, Anno 9, n. 88, Lug/Ag 2012. P. 19]

Foto, opera del Maestro Franco Paletta

Storia dell’Arte Italiana del ‘900 – Generazione Anni Quaranta

Didascalia, Sfera, 1975,  China su carta, 11×15 cm