Biografia

La Biografia di
Franco Paletta, Scultore e Pittore

Panoramica diCetraro il Borgo Marinaro di Franco Paletta
È a Cetraro (CS), Città della Magna Grecia, conosciuta con il nome di Scidros, sulla sbalza petrosa circondata da colli dolcissimi degradanti verso il Mar Tirreno, che nasce Franco Paletta, artista a tutto tondo, pittore e scultore, attualmente docente all’Accademia di Belle Arti di Roma, una delle più importanti e antiche Accademie del nostro panorama formativo in campo artistico. Già professore presso l’Istituto d’Arte di Cetraro, al Liceo Artistico di Cosenza e l’Accademia di Belle Arti di Catania. La carriera di Franco Paletta, inizia nel 1968, quando, ancora studente del Liceo Artistico di Reggio Calabria, partecipa alla Mostra d’Arte sacra – Città di Polistena. La sua formazione continua all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, dove si diploma in Scultura, a pieni voti, per poi laurearsi al DAMS (Dipartimento Arte, Musica e Spettacolo) dell’ UNICAL (Università della Calabria) a Rende (CS), in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, tesi di laurea, Il bianco assoluto di Angelo Savelli, valutata dalla commissione, con il massimo dei voti. Giovanissimo rivela un particolare talento che gli ha permesso d’inserirsi a pieno titolo nella nuova generazione d’intellettuali, animando l’ambiente culturale nazionale. I primi Anni ’70 sono stati quelli in cui si dedica all’arte figurativa, ma, subito dopo qualcosa, dentro di lui cambia, definitivamente, mentre una sensazione di vuoto lo accompagnerà verso una nuova fase di ricerca astratta, inizialmente solo a livello intuitivo, ma in seguito si trasformerà in una vera e propria indagine. È del 1973 la prima sperimentazione pittorica, con: Fessure. Nel 1980 abbandona la pittura figurativa, perché l’arte, d’ora in poi, finirà definitivamente per ricoprire un importante ruolo sociale. Su questo concetto nasce il Nuovo Realismo dedicato al riciclo degli oggetti abbandonati dalla cosiddetta società dei consumi. Paletta raccoglie e riutilizza questi oggetti posizionandoli, sulla tela, in un modo nuovo ed esteticamente originale. Nel 1985, per la realizzazione delle sue opere utilizza un solo materiale riciclato, ripiegato più volte su se stesso generando una nuova forma di plasticità a tre dimensioni: sculture da parete, denominate Sovrapposizioni. Nelle sue opere la terza dimensione risulta  sempre preponderante e cosi, nel 1994 realizza: Oggetti Contemporanei, scatole metalliche vuote in bianco e nero, originate dalla crescente desertificazione sociale cresciuta a dismisura con l’avvento della globalizzazione. Nel 1986 abbandona anche la scultura figurativa per dedicarsi alla scultura immateriale, tecnica che individua nella filosofia del vuoto la sua dialettica. Nel 2007 realizza Corpi sottovuoto, forme plastiche a tre dimensioni: in queste opere affida all’arte la conservazione della memoria scomparsa nelle nuove generazioni. Nel 2011, pensando all’inquinamento atmosferico (spazzatura satellitare, anidride carbonica ecc.), realizza Corpi cosmici: galassie, meteoriti, comete e altri corpi celesti in tre dimensioni, con la speranza di suscitare riflessioni, sui cambiamenti climatici, affidando all’arte la bellezza del creato. Biografia di Paletta Scultore e Pittore.
 

Didascalia foto in alto, grande: New York, 1989, Franco Paletta a passeggio sulla 5th Avenue

Franco Paletta nel suo studio, Rende 2016

Il Vuoto...

Pensando al narcisismo dell’uomo contemporaneo, due anni dopo realizza Corpi Vuoti Tatuati. Il vuoto per lui ha la stessa funzione svolta dalla natura per l’artista figurativo: indispensabile durante il processo creativo sia dal punto di vista spirituale, culturale e metaforico.
Paletta è anche cultore dei principi teosofici e delle filosofie orientali: yoga e zen. È proprio con la filosofia del vuoto, condivisa dall’Occidente e dall’Oriente, che analizzerà il suo lavoro. Nel 1986, è l’artista stesso a definire le sue opere come Astrazione Immateriale, disciplina, che teorizza e applicherà anche nella didattica del suo insegnamento accademico. 

Didascalia, Franco Paletta nel suo studio, Rende (CS), 2016

Immateriale

L’immaterialità si concretizza, artisticamente, piegando e attorcigliando tondini, nastri, plexiglass e profilati di metallo nelle sculture Corpi Vuoti, fondendo tradizione e innovazione. Paletta risulta, cosi, essere un riformatore travolgente, per aver adeguato il linguaggio artistico all’era dell’elettronica e dell’immateriale, grazie alle sue opere Corpi Vuoti Luminosi Bianchi, il cui tema dominante è la spiritualità, in esse la riduzione della materia esalta l’articolazione e l’eleganza delle linee che si slanciano verso il cielo aperto come un inno alla spiritualità . Nella Biografia di Franco Paletta artista troviamo anche il tema dell’amore, nei  Nodi d’amore e nell’opera Fede Nuziale, così come il dolore è rappresentato nell’opera Chiodi e Filo spinato conficcato nelle materia. Franco Paletta si autodefinisce pittore e scultore del vuoto per aver utilizzato molte varianti di questo concetto filosofico. Dal 1973 espone le sue opere in collezioni pubbliche e private, sia nazionali che estere, molti sono i musei nei quali è possibile ammirare le sue creazioni artistiche, ad esempio alla Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici della CalabriaGalleria Nazionale, al MIIT Museo Internazionale italia Arte di Torino, Milano, al Museo Scalvini – Desio e alla Fondazione AEM – Museo dell’Energia. Inoltre alcuni dei suoi lavori figurativi sono esposti in diversi luoghi di culto nazionali, tra tutte le opere pubbliche citiamo Libro Aperto, opera del 2001, dedicata all’economista Ezio Tarantelli, ucciso dalle Brigate Rosse, inaugurata dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Innumerevoli le grandi firme che hanno parlato dell’Arte di Franco Paletta, così come i premi artistici assegnategli. Con la sua esperienza quarantennale, è sicuramente una figura di spicco nella ricerca artistica del Novecento, secolo di cui ha saputo interpretare umori, temi e tendenze, attraverso un linguaggio formale, essenziale e incisivo. [VINCENZO CHETTA, direttore responsabile di Art Magazine Biancoscuro, Pavia, novembre 2015]

 

New York - Bronx Museum, 1989

Ingresso Bronx Museum of the Arts,  Franco Paletta in compagnia dei familiari

Franco Paletta in compagnia dei familiari. Ingresso Bronx Museum of the Arts, 1989

New York...

Un’altra città alla quale mi sento molto legato è New York.
Cetraro (CS) e New York, mi accompagnano sempre. La prima, mi ha dato i natali e l’amore per l’arte, la seconda, l’amicizia con Angelo Savelli, che finirà per condizionare, definitivamente, il mio modo di riflettere e guardare le cose. FRANCO PALETTA

Corpo Luminoso, 2018, Plexiglass, Op. n° 2870

Corpo Luminoso, 2018, Plexiglass, Op. n° 2871

Corpo vuoto luminoso, 2018, Plexiglass, Op. 2872

Corpo Luminoso, 2018, Plexiglass, Op. n° 2872

Conversazione con Franco Paletta

Cetraro Franco Paletta Studente 1968

 CARMELITA BRUNETTI – Desidero iniziare la conversazione con l’artista meridionale Franco Paletta che fin da1968 ha ricercato nelle sue forme scultoree l’immaterialità e il vuoto abbracciando misticismo e spiritualità, chiedendogli se il processo creativo permette di far scoprire nuovi mondi?
FP: Essere artista, significa essere liberi e ricoprire, anche, una sorta di ruolo profetico, che veicola ideali estetici incontaminati. Spesso utilizzo forme ovoidali immateriali con chiari riferimenti embrionali, che diventano modelli e simboli di una società smarrita nel proprio tempo e persa nella tecnologia. L’arte crea nuovi mondi ma l’utilizzo dei computer, ci guideranno, fatalmente, verso la scoperta di nuovi orizzonti. La televisione comunque rimane una cattiva maestra. 
CB: Cos’è per te l’immateriale?  la ricerca del vuoto?
FP: Io sono un creativo e il vuoto per me diventa spiritualità, creazione, elevazione, riflessione e ispirazione, poetica tipica della Filosofia Occidentale e Orientale. Non sono mai stato affascinato dal consumismo, penso che noi tutti abbiamo il dovere di lasciare alle società future benessere senza depredarle dei loro diritti biologici. Definisco la mia scultura immateriale, perché nella poetica del vuoto esprimo le mie sensazioni
CB: Ti senti un sociologo dell’arte?
FP: No, non mi sento un sociologo. Mi sento semplicemente uno che riflette. Penso che l’Arte abbia una funzione sociale e la bellezza può essere un deterrente, oppure, uno stimolo per capire da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.
CB: Come profeta cosa annunci?
FP: Un ritorno alla spiritualità.
CB: Un ritorno anche alla terra, una specie di Apocalisse come scrive Dario Fo nel suo libro L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe! ?
FP: Si, un ritorno al confronto.
CB: Qual è la tua idea di natura?
FP: La natura è qualcosa in se, indipendente dalla cultura, anche se penso possa esserci un solido rapporto. Purtroppo la natura viene costantemente violata; la società non è mai stata così distruttiva.
CB: Che cos’è per te la forma?
FP: La forma è una specie di trappola, perché è qualcosa di molto speciale che ti può attrarre in inganno e non lasciarti libero di sognare. Le forme delle mie sculture, invece, si basano sulla ricerca dell’immaterialità e sull’effetto del vuoto per lasciare le persone libere di sognare e di volare alto con la fantasia. Realizzo le sculture in acciaio, ferro, plexiglass e vetro a partire dal 1986. Le forme che realizzo sono nodi o ovali, così nel movimento che ottengo, regalo armonia e luce. Con questo gioco d’intrecci evidenzio il vuoto, dove ritrovo il silenzio spirituale di cui tutti abbiamo bisogno. E da questo effetto ho iniziato a studiare la filosofia del vuoto abbracciando il pensiero di Gianni Vattimo. 
CB: Che cosa pensi dell’arte concettuale? 
FP: Penso soprattutto che l’arte è un continuo rinnovarsi, inoltre avere sempre la storia come supporto aiuta a capire gli eventi artistici delle diverse epoche. L’arte contemporanea mi piace fino alla Transavanguardia. Non condivido tutte le altre ricerche.
CB: A quale artista ti sei ispirato in tutti questi anni di ricerca?
FP: A due grandi artisti del passato come Benvenuto Cellini e Piero della Francesca. Ho ricercato nel Mercurio del Cellini quell’effetto di sospensione, d’innalzamento verso l’alto, che è tipico delle mie sculture. Riesco a dare slancio alle sculture, perché così tese verso l’alto, sembrano congiungersi con il Divino. In Piero della Francesca invece, ho concentrato la mia attenzione nel simbolo a forma di uovo della Pala di Brera. Questo simbolo, mi ha riportato all’antico concetto filosofico occidentale del vuoto, risvegliando in me più il desiderio di realizzare sculture tese a comunicare con pochi elementi il sentimento come ricerca spirituale. Solo in questi ultimi anni, associo il concetto occidentale di vuoto a quello orientale. Mi sono sempre interessati gli espressionisti americani e lo studio del loro campo cromatico. Non può mancare nella mia ricerca il riferimento a Yves Klein e la sua sostanza del vuoto nei suoi lavori.
CB: Che relazione c’è fra l’arte e il sistema dell’arte?
FP: Penso che l’importante sia realizzare delle opere valide dal punto di vista artistico. Non sono soddisfatto della situazione nella quale vive oggi l’arte, sia per quanto riguarda i musei che le gallerie. Il mondo dell’arte non è stato mai un paradiso.
CB: Che effetti vuoi che il tuo lavoro produca sulla gente?
FP: Vorrei un effetto benefico, ma diverso della medicina. Vorrei che il mio lavora agisse positivamente sulla mente degli uomini, allontanandoli dal materialismo. 
CB: Cos’è il silenzio per te?
FP: Il silenzio è molto importante in un mondo cosi rumoroso. Ricerco il silenzio e la solitudine per trovare le energie creative. Sono interessato alla spiritualità dell’essere, perché credo che esista una spiritualità che corrisponde alla nostra profonda identità.
CB: Puoi parlarmi del legame con Angelo Savelli?
FP: Savelli era calabrese come me e ho sempre provato per lui una grande stima. Nel 1989, sono andato a New York con mia moglie per incontrarlo. Avevo un gran desiderio di confrontarmi con lui. Ricordo la sua cordialità e l’entusiasmo di raccontarsi, davanti ad una tazza di caffè, ahimè americano! Per diversi anni rimanemmo in contatto in seguito omaggiai Savelli intitolando la mia tesi di laurea: Il bianco assoluto di Savelli.
CB: I luoghi dell’arte ti soddisfano?
FP: No. Bisognerebbe inventarne altri.
CB: Ti senti soddisfatto del tuo lavoro?
FP: Nessun artista è soddisfatto del proprio lavoro, non lo è stato Michelangelo, che ci ha lasciato in eredità il non finito. Penso di dover fare sempre meglio.
CB: grazie e buon lavoro!

[CARMELITA BRUNETTI, direttore responsabile di Magazine Arte Contemporanea News, Scultura immateriale e filosofia del vuoto, conversazione con Franco Paletta in Arte contemporanea n. 30, Gennaio – Febbraio 2012, 56-57]

Scultura-Corpo-Vuoto-Luminoso-Bianco-Perla-Franco-Paletta
Corpo Vuoto Luminoso Bianco Perla di Franco Paletta 2
Corpo Vuoto Luminoso Bianco Perla di Franco Paletta 3
Scultura Corpo Luminoso Bianco perla di Franco Paletta 4

“Corpi Vuoti Luminosi”, Acciaio bianco perla (da sinistra),  Opera 381, 2014 –  Opera 382, 2014 – Opera 383, 2014 – Opera 384, 2014

Flashback...

La mia abitazione si trova nell’affascinante centro storico di Cetraro (CS), in un palazzo nobiliare risalente al Cinquecento, con arcate sulla facciata, principale, e stemma sul portone in pietra. Quando mi affaccio dal mio balcone mi appare l’immensa distesa del mare, mi sembra di toccarlo, il suo colore mi affascina e la sua spazialità  fino all’orizzonte mi resta nel sangue. Durante le giornate serene, si vede sullo sfondo del mare l’isola di Vulcano, esco dal portone di casa e mi ritrovo nella piccola Piazzetta di San Giuseppe la chiesa dedicata al Santo, dove giocavo da bambino. FRANCO PALETTA

Cetraro-Nomadismo-Mostra-Personale-Franco-Paletta-2004

Cetraro (CS), vista dal mare, “anticamente chiamata Scidros”

Cetraro-Chiesetta-San-Giuseppe nel centro storico

Cetraro (CS), centro storico, la caratteristica Chiesa di San Giuseppe 

Cetraro (CS),  Portone d'ingresso Palazzo Paletta, scolpito a mano

Cetraro (CS), centro storico portone d’ingresso, casa paterna

Cetraro (CS), centro storico, qui trascorrerà la sua gioventù

Montalto Uffugo (CS), 1981

Sulla sinistra, il maestro Franco Paletta, in compagnia di Enzo Brunori, docente Accademia delle Belle Arti di Roma, 21 febbraio. Premio di Pittura Città di Montalto Uffugo (CS)

Franco-Paletta-insieme-Enzo-Brunori-Montalto-Uffugo.jpg
Rende (CS): Franco Paletta L'arstita del vuoto. L'arte di Franco Paletta al Museo del Presente

Rende (CS): Museo del
Presente, Franco Paletta, 2012

Indiscutibilmente l’opera di Franco Paletta, nel panorama dell’arte contemporanea, si afferma per la sua particolare e inusuale ricerca del vuoto, punto fermo di tutta la sua produzione artistica. Dopo aver fatto numerose mostre in Italia e all’estero dal 12 al 28 luglio  sono godibili a Rende presso il Museo del presente i noti Corpi Vuoti. Le opere esposte sono 60 e testimoniano quarant’anni di carriera del maestro meridionale. Sfilano nelle sale sia le sculture che le pitture, tutte realizzate a partire dal 1969 a oggi. Paletta è un artista del vuoto perché riesce a ottenere in un gioco di forme astratte quell’effetto di vuoto che cattura l’osservatore e lo avvia a una contemplazione spirituale e onirica. [Rende (CS): L’arstita del vuoto. L’arte di Franco Paletta al Museo del Presente. CARMELITA BRUNETTI]

New York, “Art UpCLOSE Gallery”,2016: in vetrina Scultura del maestro Franco Paletta, “Corpo vuoto luminoso”, Acciaio, Bianco perla

2018  in Vetrina Corpo Vuoto Luminoso Scultura Acciaio Bianco perla 2016

L'essenzialità
nell'Opera di Franco Paletta

CARMELITA BRUNETTI

L’espressione dell’Io nell’artista si caratterizza proprio attraverso le sue creazioni e l’aspetto psicologico e neuroestetico sono gli elementi indispensabili per comprenderne le opere. Oggi nella pluralità dei linguaggi artistici il nostro artista calabrese Franco Paletta, docente di Plastica Ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si esprime attraverso la realizzazione di sculture e dipinti di forte impatto emotivo. La scultura è l’anima vibrante di tutta la sua produzione, singolare nella forma astratta e suggestiva per l’armonia raggiunta. I Corpi Vuoti degli anni ’80 e 2000 sono delle sculture dalla linea morbida, fitomorfica, lamine d’acciaio piegate che s’intrecciano e formano nodi, a volte colorati, con colore a spray per dare un effetto ottico luminoso e movimento nello spazio senza invaderlo. Scrive Ludovico Maria Ragghianti che le sue creazioni sono frutto di un Realismo nullo e di figurazione nulla, infatti, nella serie della Sindone del 1986 oltre la materia percepiamo idealmente l’essere, quell’essere che è nell’essenza delle cose. Il plasticare, il tracciar segni e l’inciderli, il pensare colore, acquisiscono nell’esperienza di Paletta un valore di scambio fisiologico e insieme emotivo tra l’artista e la genetica dell’opera, ben lontano da ormai scontate suggestioni demiurgiche, di cui egli è consapevole dopo decenni in cui la sua ars major è la scultura nella realizzazione di Corpi Vuoti. Egli utilizza il vuoto come fatto creativo e dice che il vuoto è un ente libero e autonomo che utilizzo idealmente. Il vuoto dunque non è qualcosa che ha inizio e fine in se stesso, non è un corpo, il vuoto non è un nulla separato dal resto. Il vuoto non esiste fisicamente se non nella nostra mente in forma di pura incoscienza. Nei suoi lavori raggiunge idealmente il vuoto, un vuoto diverso da quello di Yves Klein, ma che sembra provenire dallo studio di grandi artisti come Mondrian, Malevich, Duchamp. Paletta insegue l’amore per l’arte da una vita, la voglia di sperimentare forme nuove non l’ha mai abbandonato. Infatti, passano gli anni e mentre le correnti artistiche e gli stili cambiano, egli si evolve e affina sia nella tecnica che intellettualmente. Da gran disegnatore e colorista figurativo approda all’astrazione e all’informale per raggiungere lo spirituale attraverso la materia che si smaterializza e nel vuoto si rivela come il suono del silenzio. Possiamo avvicinare i lavori di Paletta a Fontana, Scarpitta, Burri per l’uso della materia, Léger per la ricerca del movimento e della leggerezza ma credo che gli unici veri ispiratori della sua poetica cioè la Pittura Immateriale siano proprio Yves Klein e Malevich anche se egli personalizza il suo linguaggio e l’enunciazione perde la consistenza della materia per liberarsi nello spazio senza perdere la dimensione temporale heideggeriana. Paletta si inserisce a pieno titolo nel panorama artistico contemporaneo come un artista completo con ampi consensi di critica e di pubblico. In autunno l’artista presenterà i lavori degli anni ’80 nella capitale in una mostra personale del tutto inedita. [CARMELITA BRUNETTI, direttore responsabile di Arte Contemporanea News, Magazine, L’essenzialità nell’opera di Franco Paletta, in “Arte Contemporanea News, magazine, Maggio-Giugno 2010, p. 88]

Enciclopedia d'Arte Italiana

Catalogo Generale Artisti dal Novecento ad Oggi

Enciclopedia d'Arte Italiana

Si tratta di una forma modellata su piani e scansioni ritmiche incentrate sul semplice movimento di una linea, sinuosa e di sottile eleganza. Franco Paletta, Enciclopedia d’Arte Italiana